UN’ALTRA ITALIA IN PANCHINA

Il turno ottobrino per le nazionali si avvia alla conclusione, portandoci in dote tutte le nazioni africane qualificate e le rimanenti asiatiche: per le restanti (a parte gli spareggi di fine marzo) bisognerà attendere il turno novembrino.

Ma stavolta ci vogliamo soffermare su una particolarità che si è iniziata a verificare all’inizio di questo secolo e cioè di allenatori italiani (anzi c.t.) su panchine estere. Ai mondiali non si è verificato molto spesso, ma in ogni caso si è verificato.

Entriamo nel dettaglio, partendo dal 2002 dove sulla panchina del Paraguay siedeva Cesare Maldini, che già aveva disputato con l’Italia i mondiali del 1998; questa esperienza si concluse con l’uscita agli ottavi di finale dopo aver superato la fase a gironi.

Successivamente nel 2010 abbiamo avuto Fabio Capello, sulla panchina dell’Inghilterra, anche lui uscito agli ottavi, ma vittima di una goal line technology ancora di là da venire.

Infine nel 2014 la presenza nostrana è stata doppia: ancora Fabio Capello, questa volta sulla panchina della Russia, ma uscito al primo turno e Alberto Zaccheroni, alla guida della nazionale nipponica e pure lui eliminato nella fase a gironi.

Perché abbiamo fatto questo excursus storico? Perché nei prossimi mondiali avremo sicuramente almeno due italiani alla guida di nazionali estere. Oltre a Carlo Ancelotti, attuale c.t. del Brasile, con l’obiettivo massimo di riportare la Coppa ai verdeoro dopo 24 anni, è di pochi giorni fa la notizia che Fabio Cannavaro siederà alla prossima World Cup sulla panchina dell’Uzbekistan, con la speranza e l’obiettivo di ben figurare (e glielo auguriamo). Come auguriamo (purché non nuoccia alla nostra nazionale) agli allenatori nostrani di incrementare il numero: dopo l’aritmetica eliminazione delle Isole Comore, guidate da Stefano Cusin, ci restano nella zona europea con qualche possibilità di qualificazione Vincenzo Montella (Turchia), Francesco Calzona (Slovacchia) e Marco Rossi (Ungheria). Più difficile è il compito per Paolo Nicolato (Lettonia) e decisamente impossibile per Emilio De Leo (Malta). E uscendo nuovamente dall’Europa possiamo solo aggiungere che ci sarebbe potuto essere anche Roberto Mancini: e la cosa ci avrebbe fatto molto piacere.

Ad ogni modo, fermo restando che la priorità è che ci sia l’Italia ai prossimi mondiali, ci auguriamo che ci sia una corposa presenza di c.t. italiani come già all’Europeo di un anno fa.

Ma nel frattempo le notizie si accavallano e non possiamo non cogliere con piacere l’idea del presidente FIFA Gianni Infantino di spostare definitivamente i mondiali da un periodo caldo quale che è giugno-luglio in mesi decisamente più temperati come marzo od ottobre che non creino problemi a nessuna nazionale sia essa dell’emisfero boreale od australe e soprattutto ai calciatori perché sono loro le prime vittime di questo calcio esasperato. Speriamo che ci si pensi con concretezza e che non sia solo una semplice boutade.

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